di Valentina Girolimetti

Più o meno all’età di 17-18 anni mi sono ammalata di anoressia, malattia molto comune tra i giovani e non solo. Uscivo da una storia con un ragazzo durata quasi quattro anni ma soprattutto la vita familiare segnata, sin dalla mia prima infanzia, da tanto dolore mi aveva resa dura con me stessa e gli altri, mi dicevo: io donna mai, sposa mai, madre mai, …la famiglia? Solo sofferenza. In casa io ero quella che mai poteva lamentarsi o far vedere che soffriva perché già i miei familiari stavano abbastanza male senza che io vi aggiungessi la mia sofferenza: non poter piangere per una ragazza così giovane è una cosa molto difficile. Sono cresciuta ripetendo a me stessa: “soffri in silenzio, tieni duro, basti a te stessa, ce la fai da sola”… e così ho tirato su un muro, ho chiuso il cuore a tutto. Mi ricordo che non sopportavo la vicinanza di mia madre perché non poteva capirmi e soprattutto perché è comodo prendersela con chi ci è vicino; il mio fidanzato diceva di volermi dimostrare il suo amore portandomi a letto e mi ripeteva che ero bella ma…un po’ grassa.
Partii, sola, per l’università. Studiavo Matematica a Camerino e iniziai a calcolare bene le calorie che ingerivo e quelle che consumavo in modo tale da accertarmi di perdere peso quotidianamente! Passavo le giornate a studiare tanto, lavorare tanto (palestra, jogging…una terribile schiavitù) e mangiare poco! Quando realizzai di essere dentro questa morsa mi accorsi pure che non riuscivo ad uscirne e, soprattutto, che non volevo uscirne! Certo! Il pensiero di riprendere un solo grammo mi inorridiva. Pregavo, si, pregavo perché vedevo intorno a me tanti amici abbandonarsi a Dio e venire benedetti, guariti, riempiti di gioia, trasformati…ma il mio cuore era talmente duro che realizzavo di essere incapace di abbandonarmi all’Amore! Avevo paura. Mi accorsi di essere malata di amore e continuavo a pretenderlo da coloro che mi stavano intorno. La verità è che gli uomini possono, si, amarci, ma lo faranno sempre in maniera limitata rispetto a quello che può fare Dio che è l’Amore! Mi resi conto di ciò e mi convinsi, grazie a Dio, piano piano che se il mio problema erano le mancanze di amore, chi avrebbe potuto guarirmi se non Colui che ne è la fonte? E in un attimo, pure! Rimaneva la mia incapacità di accogliere questo amore, capii che avevo bisogno di un intervento di Dio, come dire, in anestesia. Perché pregavo a parole ma non ero proprio convinta di quello che chiedevo. Finche l’uomo non vuole veramente quello che chiede non può ottenerlo da Dio perché lui sa cosa desideriamo e non può ledere la nostra volontà e libertà. Un’anoressica non riesce a pensarsi e vedersi guarita. Iniziava l’anno del Giubileo e feci questa preghiera: “Prendi Signore la mia liberà e riempimi del tuo amore”…iniziai l’anno con questa fiducia, la fiducia nel suo amore. Del resto mi dissi, perché farsi problemi? Quando sarai guarita…non sarà più per te un problema mettere su qualche chilo. Partii per la GMG del 2000 ormai allo stremo delle mie forze, mi ricordo la fatica di camminare per la capitale in un caldo fortissimo, con lo zaino in spalle…ma avevo tanto desiderio dell’intervento di Dio, la mia ultima spiaggia! Il 18 agosto andammo in San Pietro per attraversare la Porta Santa, ricordo il mio tremore… “o oggi o mai più”…mi fermai e poi venni spinta dalla gente dentro, nel cuore una sola preghiera: riempimi del tuo amore, riempimi del tuo amore! Bene…fu come attraversare una pellicola e trovarsi in un altro mondo, un mondo in cui il cuore è pieno di gioia, nonostante tutto, perché è amato e dunque sta bene perché sta nella sua condizione naturale! Mi sembrava di volare, ho proprio questa sensazione, di aver volato fino all’altare, per tutta la lunghezza della Basilica.
Non pensavo di essere stata guarita, semplicemente ringraziai Dio per la gioia che mi pervadeva. Ricordo che Gli dissi con tutto il cuore: “Signore, eccomi, sono pronta, fa di me ciò che vuoi. Sii benedetto!”.
La sera, però, quando mi proposero di mangiare un gelato, capii che tutto era cambiato. Dissi sì, dopo 3 o 4 anni che non ne mettevo in bocca uno…e non solo! Ne volli un altro grandissimo… e poi?
Tornati in fiera, dove dormivamo, verso mezzanotte, feci fuori tutta la cena (tantissima zuppa). Vi assicuro che avrei mangiato anche quella degli altri: che fame!! 4 anni di digiuno!
Benedico Dio, per la sua tenerezza, per il suo amore, per tutto. Se qualcuno soffre della stessa malattia …beh …, non lasciarti vincere, vale la pena guarire. Ti assicuro che gli oltre 13 chili che mi separano da quella esperienza non mi pesano affatto! Anzi, sono per me motivo di lode al Signore!
Chiedo allo Spirito Santo che vi conceda in questo momento la guarigione.
Benedico Dio per le GMG, per il papa, per tutti voi! Dio è grande! Alleluia!


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