“La castità: cos’è e come si vive?” (testimonianza video)
Fonte: Vimeo
Un liceo americano, qualche centinaio di adolescenti riuniti per ascoltare una giovane coppia parlare di castità: Jason e Crystalina Evert. Sta piacendo a molte persone… Come può una tematica così temuta affascinare tanti giovani? Penso che l’approccio divertente e positivo della giovane coppia sia la risposta (E.Renzi).
La castità: cos’è e come si vive? – Finalmente in italiano! from don Diego Pallavicini on Vimeo.
“Vivere senza arti” (testimonianza video)
Fonte: YouTube
Nick Vujicic è un ragazzo che vive senza braccia nè gambe e da quando ha compreso che Dio opera sempre e comunque in modo perfetto, in ognuno di noi (e anche in lui), ha cominciato a vivere nella gioia e nell’abbandono filiare più bello. Siamo tutti chiamati a testimoniare con la nostra vita la gioia di essere figli di Dio! Alleluia! (E.Renzi)
“Sopravvissuta all’aborto” (testimonianza video)
Fonte: Antiuaar
Uno sconvolgente discorso rilasciato l’8 settembre 2008 davanti al Parlamento australiano (ma anche il 22 aprile 1996 ed il 20 luglio 2000 davanti al Sottocomitato Giudiziario del Congresso sulla Costituzione americana) da Gianna Jessen. La donna è una ventitreenne americana che è stata abortita perché ritenuta indegna di vivere, ed è invece miracolosamente sopravvissuta.
“Medjugorje: dove la fede rinasce”
“Ammalati… per i sani”
Card. Angelo Comastri: “gli ammalati sono la terapia che Dio usa per curare i sani” di Madre Teresa
Fonte: youtube.it
Il Card. Comastri racconta la testimonianza di una donna gravemente malata: “Io esisto per gridare a tutti quelli che si annoiano che le ore trascorse nella noia mancano a qualcuno e se non le regaleranno a qualcuno, quelle ore non li renderanno felici ma marciranno nelle loro mani…”
“Luca era gay”
“Gesù ti ama!”
di Andrea Biondi
Vorrei condividere con voi il mio incontro con Gesù, la grande scoperta del Dio Amore che ho fatto in ritardo nella mia vita, ma che mi ha rubato il cuore fino all’ultimo battito ed all’ultima goccia di sangue. Sono Andrea, ho 36 anni, sin da quand’ero piccolo ho sempre frequentato la chiesa ed ho sempre pregato, ma senza vera intenzionalità. Non m’importava più di tanto ciò che facevo, andavo a Messa solo perchè facevo parte del coro parrocchiale e quindi per me era solo un impegno da portar avanti. All’età di 28 anni, sono entrato in un tunnel senza via d’uscita, non vedevo più nè l’inizio, nè la fine. Un periodo orribile durato 4 anni! Appena entrato in quella situazione di depressione non mi rendevo conto della situazione che stavo vivendo, era una lotta continua con me stesso e gli altri, avevo perso alcuni amici a me molto cari, litigavo ovunque con qualsiasi persona ed ogni tanto nei miei pensieri si manifestava un Gesù che veniva picchiato, sputato, frustato e il suo sangue pareva venirmi addosso provocandomi dolore in qualsiasi parte del corpo fino al punto che nascondevo queste mie paure con l’alcool ed il fumo. Poi accadde Continua >
“Il mio incontro con Gesù”
di Filippo Amaduzzi
La prima cosa che m’è venuta in mente appena mi hanno chiesto di fare questa testimonianza è stato il versetto tratto dagli Atti degli apostoli al capitolo 1 versetto 8: “Riceverete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni”. Il Signore mi ha voluto incontrare (perché prima ancora che noi vogliamo incontrarlo, Lui vuole incontrare noi) per mezzo del Suo Santo Spirito. Nell’incontro con Gesù non ci sono state visioni o esperienze mistiche straordinarie, ma tutto è stato diretto con la discrezione e la pazienza di Maria Santissima senza che me ne rendessi conto, almeno nell’immediato. Devo rendere grazie a Lei soprattutto se oggi sono qui. Fin da piccolo ho ricevuto un’educazione cristiana, ho sempre frequentato la parrocchia, il catechismo e la Santa Messa, ho ricevuto tutti i sacramenti senza però comprenderne il vero senso e scoprirne la vera forza. Come tutti nel periodo dell’adolescenza si vuole mettere in discussione quello che dicono i genitori per crearsi una personalità autonoma. Per questo motivo, spinto anche da alcuni amici, inizia un periodo di graduale distacco dal Signore e dalla parrocchia. Per grazia di Dio, nonostante non fossi illuminato dalla luce della fede, non ho ceduto alle tentazioni del mondo. Continua >
“Dal campo da calcio all’altare”
di Matteo Pucci Fonte: www.fanoinforma.it
Che ruolo aveva Dio nella vita di un adolescente come me? L’educazione religiosa che avevo ricevuta Gli aveva lasciato il suo posticino nella mia coscienza. Ma non era il suo vero volto quello che abitava in me, bensì era il “dio-dovere”: dover essere buono, dover essere corretto, dover essere equilibrato, dover essere educato, dover andare alla messa, dover essere altruista, doversi confessare, dover puntare ad essere impeccabile, dover essere un bravo ragazzo che rispetta le regole. Un dio potente (perché il senso del dovere è potente!), ma un dio che non mi dava vita, non mi dava la gioia di credere e di affidarmi a lui. Ma solo un dio che mi rendeva schiavo del dovere, e mi lasciava solo il rammarico di non essere riuscito ad essere come avrei dovuto essere. Ricordo la vergogna che provavo a dire tra amici: “io vado alla messa” (per cui non lo dicevo). Oppure la vergogna di essere fiero d’essere amato e salvato da Cristo. Infine, la vergogna di me stesso, perché non ero come Gesù voleva, ma mi sentivo diviso: “vorrei fare il bene, ma faccio il male”. Così mi scoprivo debole e povero.Effettivamente la mia giornata era piena Continua >
“Uscita dall’anoressia”
di Valentina Girolimetti
Più o meno all’età di 17-18 anni mi sono ammalata di anoressia, malattia molto comune tra i giovani e non solo. Uscivo da una storia con un ragazzo durata quasi quattro anni ma soprattutto la vita familiare segnata, sin dalla mia prima infanzia, da tanto dolore mi aveva resa dura con me stessa e gli altri, mi dicevo: io donna mai, sposa mai, madre mai, …la famiglia? Solo sofferenza. In casa io ero quella che mai poteva lamentarsi o far vedere che soffriva perché già i miei familiari stavano abbastanza male senza che io vi aggiungessi la mia sofferenza: non poter piangere per una ragazza così giovane è una cosa molto difficile. Sono cresciuta ripetendo a me stessa: “soffri in silenzio, tieni duro, basti a te stessa, ce la fai da sola”… e così ho tirato su un muro, ho chiuso il cuore a tutto. Mi ricordo che non sopportavo la vicinanza di mia madre perché non poteva capirmi e soprattutto perché è comodo prendersela con chi ci è vicino; il mio fidanzato diceva di volermi dimostrare il suo amore portandomi a letto e mi ripeteva che ero bella ma…un po’ grassa. Partii, sola, per l’università. Studiavo Matematica Continua >









