ULTIME SCOPERTE
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“Dal campo da calcio all’altare”
di Matteo Pucci Fonte: www.fanoinforma.it
Che ruolo aveva Dio nella vita di un adolescente come me? L’educazione religiosa che avevo ricevuta Gli aveva lasciato il suo posticino nella mia coscienza. Ma non era il suo vero volto quello che abitava in me, bensì era il “dio-dovere”: dover essere buono, dover essere corretto, dover essere equilibrato, dover essere educato, dover andare alla messa, dover essere altruista, doversi confessare, dover puntare ad essere impeccabile, dover essere un bravo ragazzo che rispetta le regole. Un dio potente (perché il senso del dovere è potente!), ma un dio che non mi dava vita, non mi dava la gioia di credere e di affidarmi a lui. Ma solo un dio che mi rendeva schiavo del dovere, e mi lasciava solo il rammarico di non essere riuscito ad essere come avrei dovuto essere. Ricordo la vergogna che provavo a dire tra amici: “io vado alla messa” (per cui non lo dicevo). Oppure la vergogna di essere fiero d’essere amato e salvato da Cristo. Infine, la vergogna di me stesso, perché non ero come Gesù voleva, ma mi sentivo diviso: “vorrei fare il bene, ma faccio il male”. Così mi scoprivo debole e povero.Effettivamente la mia giornata era piena Continua >
“Uscita dall’anoressia”
di Valentina Girolimetti
Più o meno all’età di 17-18 anni mi sono ammalata di anoressia, malattia molto comune tra i giovani e non solo. Uscivo da una storia con un ragazzo durata quasi quattro anni ma soprattutto la vita familiare segnata, sin dalla mia prima infanzia, da tanto dolore mi aveva resa dura con me stessa e gli altri, mi dicevo: io donna mai, sposa mai, madre mai, …la famiglia? Solo sofferenza. In casa io ero quella che mai poteva lamentarsi o far vedere che soffriva perché già i miei familiari stavano abbastanza male senza che io vi aggiungessi la mia sofferenza: non poter piangere per una ragazza così giovane è una cosa molto difficile. Sono cresciuta ripetendo a me stessa: “soffri in silenzio, tieni duro, basti a te stessa, ce la fai da sola”… e così ho tirato su un muro, ho chiuso il cuore a tutto. Mi ricordo che non sopportavo la vicinanza di mia madre perché non poteva capirmi e soprattutto perché è comodo prendersela con chi ci è vicino; il mio fidanzato diceva di volermi dimostrare il suo amore portandomi a letto e mi ripeteva che ero bella ma…un po’ grassa. Partii, sola, per l’università. Studiavo Matematica Continua >
“Accompagnare fino alla fine”
di Irene Isidori Fonte: www.cittanuova.it
La difficile scelta di portare avanti la gravidanza, nonostante la grave malformazione del feto.
Il test di gravidanza era positivo. Che gioia! Mio marito dormiva ancora, ed io non vedevo l’ora di condividere con lui la splendida notizia di un secondo figlio. Ho subito cominciato ad allentare la cintura dei pantaloni per paura di far male al bimbo, ed ogni minuto pensavo a tutto quello che sarebbe potuto essere. Io e Simone iniziavamo a fare mille progetti, a litigare per il nome, ad esprimere i nostri desideri sul sesso del nascituro.Il 28 gennaio avremmo finalmente visto il bimbo per l’ecografia del primo trimestre: l’emozione è tanta, ed il ginecologo si fa attendere. Appena appoggiato l’ecografo sul mio addome, il medico dice: «Qui abbiamo un problemino». «Cosa c’è?» chiedo. «Un accumulo di liquido – risponde – si chiama igroma cistico. C’è anche un’idrope fetale diffusa». Arrivano subito altri due ginecologi che confermano la diagnosi e concludono dicendo: «Signora è grave, è molto grave!». Il medico ci propone di fare delle analisi per capire la causa del problema, e ci spiega che il feto potrebbe avere una grave malformazione cardiaca che non gli permette di drenare i liquidi. Seguiamo il Continua >
“Il mio viaggio in Terra Santa”
di Marco Bernacchia
“Osanna! Osanna all’altissimo! Alleluja!” E chissà quante altre grida di giubilo accompagnavano Gesù al suo ingresso a Gerusalemme! Erano proprio queste le mie parole all’ingresso della Città Santa per poter accogliere e vivere la parola di Dio che in quei luoghi mi attendeva, in quei luoghi ha dimorato e tutt’ora è presente! Il poterlo fare, poi, in compagnia di 120 giovani più o meno coetanei della nostra Diocesi, compreso sei Sacerdoti e il Vescovo, ha reso il tutto ancora più emozionante. La Chiesa di Senigallia si è messa in cammino per ascoltare la parola di Dio, proprio là, dove questa si è incarnata. Poter vedere, sostare, toccare, pregare, meditare negli stessi luoghi in cui Gesù ha manifestato la sua Gloria è un esperienza che cambia la vita perché lì, come i discepoli di Emmaus, senti un ardore nel petto e ti si aprono gli occhi del cuore: è allora che riconosci Gesù come tuo Salvatore, tuo Amico, tuo Signore, tuo Sposo, tuo Re! Tra i tanti luoghi visitati quello che mi ha toccato maggiormente il cuore è stato il Gòlgota. Vedere il luogo in cui Gesù è morto per me, inginocchiarmi davanti a quella croce e vivere concretamente Continua >









